15 Febbraio 2006 di giogiova
ANDATE A CAGARE
Cornuti e bifolchi
distratti dal sole.
Voialtri, che stolti!
V’acchiappi lo scolo,
vi prenda la peste,
la sera son solo…
E già, tutto è chiaro
che dopo l’eccesso
lo scrivere è raro.
Son qui per frustare
e boia chi molla,
andate a CAGARE!
Giovanni Verrasta
1/2003
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15 Febbraio 2006 di giogiova
ABOMINIA ARCHITETTURA
La cervice pare persa
diluita in qual mistura
sbraita fuori in sera tersa
sarà tosto di calura
scevro di buon intelletto
muta primo cittadino
testo tosto avendo letto
passa pur per un cretino
Narra un passo, alla buon’ora
e con candida purezza
stupri edili ed in malora
chi amministra sol rappezza
Colto là onde più coce
bell’esempio di fattura
sua dimora ch’è precoce
abominia architettura
Si dimetta lei ch’è trito
uomo rosso e di mancino
sbotta ruvido e stizzito
chi m’ha rotto il mio giochino?
Or che bomba ha fatto botto
non s’ha d’altro di parlare
riverisco l’uomo dotto
ch’ha il coraggio di cantare!
Giovanni Verrasta
6/2002
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15 Febbraio 2006 di giogiova
Son Quaranta
Oh tullida competente
vaghi al mondo con la gente
sfoderando a punto in bianco
un sorriso ch’è mai stanco
Nè sfarzosa o scintillante
la modestia in ogni istante
sì pudica e fin modosa
tosta, energica e grintosa
Solitaria e un po’ raminga
l’arte hai preso di chi finga
d’ogni verbo l’interesse
per le cose trite e fesse
Son quaranta, è l’esperienza
d’ascoltare con pazienza
notti brave celi invero
dietro quell’occhiale nero
Ma cos’hai affinato meglio
di contar con certo orgoglio
senza indugi e senza falle
un’infinità di palle!
Giovanni Verrasta
6/2002
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15 Febbraio 2006 di giogiova
LA VENDETTA DI VERRASTA
Son vetusto monco in fiato
cangio il pelo argenteo assai
che d’un botto m’è spuntato
prima in capo…poi son guai
Capitommi giorni addietro
che una mossa sì meschina
strega colse il mio didietro
colpo gobbo di sgualdrina
arduo è cogliere ironia
di sì sventurato evento
ma provate mossa mia
per gustare godimento
La mutanda d’infilare
duri pari a bacchi secchi
se l’appendi ad un affare
ogni tanto poi c’azzecchi
se non cambi le calzette
quelle in piedi stan colà
chè l’infili nelle fette
un secondo e fatto sta
Par che in ano m’abbian posto
ritti e duri come pini
con un diametro sì tosto
un bancale di tondini
Tu fottuta strega cara
pagherai l’ora nefasta
saggerai saliva amara
la vendetta di Verrasta
Giovanni Verrasta
4/2002
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15 Febbraio 2006 di giogiova
LA VENDETTA DI VERRASTA
Son vetusto monco in fiato
cangio il pelo argenteo assai
che d’un botto m’è spuntato
prima in capo…poi son guai
Capitommi giorni addietro
che una mossa sì meschina
strega colse il mio didietro
colpo gobbo di sgualdrina
arduo è cogliere ironia
di sì sventurato evento
ma provate mossa mia
per gustare godimento
La mutanda d’infilare
duri pari a bacchi secchi
se l’appendi ad un affare
ogni tanto poi c’azzecchi
se non cambi le calzette
quelle in piedi stan colà
chè l’infili nelle fette
un secondo e fatto sta
Par che in ano m’abbian posto
ritti e duri come pini
con un diametro sì tosto
un bancale di tondini
Tu fottuta strega cara
pagherai l’ora nefasta
saggerai saliva amara
la vendetta di Verrasta
Giovanni Verrasta
4/2002
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15 Febbraio 2006 di giogiova
SALDI
S’avverano lauti rimpolpi invernali
procaci cosciotti di sodi maiali
di pelle traspare la vena straziata
e coltre pelosa che mai s’è mostrata
sfregandosi cosce un dì a camminare
nei saldi si fionda le vesti a comprare
adatte per taglia quel tanto che basta
che cale cotanto turbare al Verrasta?
Ma monco di fiato per certa sorpresa
la pancia s’allaga sulla braga tesa
ammicca commessa gli porge d’in sotto
oddio! Taglia obesa, ma è un quarantotto!
Giovanni Verrasta
1/2002
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15 Febbraio 2006 di giogiova
Care sore e pari e parentadi tutti dell’emergerrima personissima in questio,
sentimmi personal sfidato ho precisionato interferir con codesti sproloqui
lungissimi (anche da me). Qualsivoglia cerebro interessando alle comunicande
con lo squisitissimo, pregovvi farlo in maniera ben differete dalle
precedenti. Ma ho sentito il pulso e stimulo tutto nell’esprimer
consolidatezza.
MENANDOSI PASSA LE ORE?
Del nobil sentor ch’ho spirato
m’orrenda st’alterco vetusto
mi pongo con mero disgusto
l’ominide che l’ha spronato
e già che son qua mi rispondo
menandosi passa le ore?
oppure s’annusa l’odore
più fetido che solo immondo?
Vorrei ben veder quel che ha il tempo
di porsi sì tanto carino
da fare due volte l’inchino
al tale ch’è sempre scontento
Mi scuso alle mille presenze
pel come si porta messera
che come vetusta megera
innalza futil apparenze
Pel canto mio mano ho già stretta
(ritardo quel tanto che basta)
sì messa all’incanto d’asta
e voto (buon Dio!): PRO SARETTA
Giovanni Verrasta
10/2001
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15 Febbraio 2006 di giogiova
UN SOSPETTO EVIDENTE
Aver di pensato un istante solerte
di forma ora prende l’ho braccia conserte
s’insinua ramingo sospetto evidente
pensiero insolente m’invade la mente
chi fida di lesti con guinzagli a mano?
son certo che tratti si d’uno villano!
Protese creature ai loro padroni
son vittime ignare di sconci tromboni
Non vedono l’ora le bestie impaurite
d’uscire di casa e trovarsi inseguite
da un lupo rabbioso voglioso di cani
piuttosto che cedere a stupro d’umani.
Ch’io forse ho la mente perversa e deviata?
Guardate la faccia goduta e beata
di quel che il levriero si porta d’appresso
o il muso del collie confuso e depresso
mirato di fino ho infine il gradasso
che il pit bull si porta menandolo a spasso
agli occhi del mondo sevizia è evidente
la bestia è feroce ma non ne può niente
Ma quel che m’orrenda di più in assoluto
notizia ch’è moda in ’sto mondo evoluto
Si compran l’alano pensando d’avere
pel nome un gran buco nel quale godere.
Giovanni Verrasta
8/2001
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15 Febbraio 2006 di giogiova
ORSù SERI MOLLI
Di menti contorte s’avvia la speranza
che il volgo s’appresti menando di danza
ribollo d’ardore spiando i desii
trabocco di gloria di gioie e d’addii
se sprono d’inquando brillate voi mesti
non v’è rigo monco che il cor non mi desti
orsù seri molli che il nerbo ha lassato
battete due tasti a ’sto vil depravato
rincoro voialtri qual rima vi sia
non v’è traccia alcuna di lorda poesia
ben solo parvenza da trarre con zelo
mi corico stanco lisciandomi il pelo
Giovanni Verrasta
5/2001
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15 Febbraio 2006 di giogiova
MUCILLA IL RESPIRO AFFANNOSO
Fetente è ’sto tempo tignoso
m’ha preso del naso lo scolo
mucilla il respiro affannoso
di bronco ne resta uno solo
là in fondo lo sento che raspa
m’invade e prolifera ingordo
propaggine verde ch’annaspa
d’orecchi oramai sono sordo
salendo su pel gargarozzo
prurito che cela fragore
son pronto con il fiato mozzo
ma muore sul bello il rumore
non tarda però ad arrivare
quel botto che pare un trombone
bacilli che paiono un mare
trasformano l’aria in monsone
Giovanni Verrasta
5/2001
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