Archivio per la categoria ‘PENSAMENTI’
15 Febbraio 2006
Lezione di scienze e storia
di soluzione perdurando nel tardivo meriggio,
parlando con codestissimo caparbio cerebro…
e sospensione, che mi par più della pena che della sostanza,
ancor non ne venimmo a capo.
L’esperimento può dirsi concluso
ma la pena ci fu, e che pena…
Allor che decidemmo dei Sumeri il futuro,
ombreggiava già nella boscaglia
e l’altro che con fumanti meningi
ripassando andava senza toccar tomo!
Qual disagio inaudito in Mesopotamia
che non si sa se per forza o per amore
tutto eran costretti a costruir con…i solventi.
Ella confusa infatti riportava
i dati incerti della previa materia,
senza saper se parlando della stessa
si riferisse alla sostanza o all’argomento.
Soluzione del problema o della materia?
Materia di sostanza o d’argomento?
Sospensione della materia o della pena?
Povera gioven creatura, che strazio infinito,
ma ancor più per la madre
che ormai giace con le meningi in fumo!
Giovanni Verrasta
4/2001
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15 Febbraio 2006
Ho decindato d’affar un capodanno un poco diffidente dalli altri:
m’en vo’ con capo chino e dubitando pianin pianotto al colle che m’avvicina
assai. Da l’alture rimiriziono il passaggio e m’inquieturo al pensionamento
d’astri e pianeti. Poi dilinguandomi mi irritiro in me sì medesimo con
umilizione e attensiono… Politrebbe anche capitonarmi che un meteorite mi
precipizioni sulla capoccia e m’illumini a 220!
Buon Anno
Giovanni Verrasta
31/12/2000
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15 Febbraio 2006
Carettissima sfascendazza d’amica mia amica (o forse neppurmeno?), mettiamo
che quest’amica mia mi delegasse risposta a rispondere di mele per
mancotanza di tempo. Beh, che tu faresti in posto mio? Io risponderei
essiccome, e rispondo.
Non volendetti che primo passo facessi, ma facesti suddetto e quinqui perdo
pazienza impazientendomi.
Tutta inebriata soberrima più non stava in ritorno di rifulgente
serata…solo s’è sera stessa lascivata in delinquescenti descrizioni di
certo accompagnamento simpatizzante. Sì, ella s’ha stupito assaimente in
vedendolo arrivar solo soletto, ma alibi ch’avea il squinziello dovendo
procurarsi altra donzella in tal frangente. Ella sì chiese donde fosse e che
perdinci facesse compagna sua, ello farfugliatamente borbottolò cosa che
nulla fece pensare a incidente di tal dimensionamento!
Infedel quindi non fu gnanco in cor suo, il mariuolo. Ella ch’avea prescia
di far uscita del carcere per un momento e s’approfittò ignara di tal
destino. Qual destino? e che ne so come che ne so di cochiel tornasse, non
mi disse…
Comunque m’additò adiratamente a mangiamenti gassosi che le turbarono un
poco li intestini, per cui detraggo che in fin di conto chiunque l’avesse
ricompagnata non traggesse frutto d’alcunchè alcuno, se non di gas venefici
appieno.
saluto e sbaciucchio la signora vostra e giacchè anche il signor suo
Giovanni Verrasta
PS augurerrimi di pronta inguarigione
12/2000
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15 Febbraio 2006
VERRASTA COMPONE
In questi ultimi anni il mio linguaggio si è evoluto e rinforbito, alquanto,
insignificativamente ed instrinsecamente questo vuole parvenire un certo
rispettoso belvedere della suddita persona presentita.
Qui espongo i fatti di sitale giornata:
Se nevica non lo sappiamo, ordunque lo seppi altrochè io la notte trascorsa
alla una puntuale della mattinata quando mi si mise il capo de la
finestruola. Sicchè con cotale sentimentalismo non lo sipuò negare chel
disappuntamento mi si provocò addentro le viscere tutte, soluzionando il
caso alle albe diurne non mi ritrovai stracolmo di bianca e candeggiata
neve, siben uno stratuolo impalpitabile e svoluttuante. Qual delusione!!!
Mi capitona orora che dirigo l’orchestra su questa tastiera impazzata,
ch’ella si tessa si imprincipi a battere solinga lo testo di mia
fantasia…e mi parlo e dico: “ma, allora, si testo non è poi sitanto di
proprietà medesima mia se la tastiera solinga batte?”
Vi rimpallo la domanda in attensione di soluzionamento.
Porgo indistinti saluti a voi tutti e voi quanti abbiate il pazientamento di
origliare
Giovanni Verrasta
7/2000
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15 Febbraio 2006
VERRASTA PENSA
Se e allorquando la mente umana è stabile, questo non lo si puo
precipitare…
Vado a favellarvi un anodo che mi è occorso di qualche ora fa nella serata
predecente:
il perseguitamento vocalizzato di una mia integrissima amica per la parte di
una signora che tempo addidietro ha abbandonato la cervice sull’asfalto. E
quando dico che è questo fatto accapitato din sul serio, è purissima e
santificata verità. Vi arrovello un po’ la cervice in lasciandovi con
siffuddetta pulcina nell’apparto uditorio, affianche posidiate il
curiosamento per dilungate ore.
Giovanni Verrasta
7/2000
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15 Febbraio 2006
VERRASTA E LA LISTA DELLA SPESA
Nel mederrimo istante in cui mirando all’alveo del local refrigerato mi
arrisi conto di quanto il miserando fosse poco empio, mi apprestolai a far
rifugio del mancante, subitaneamente. Il lesto mezzo in breve minutando
tempo mi condusse in linea retta e a perpendicolo sul bendidio dei moderni
offritori di mercanzie. Appresto mi trovai su due o forse quattro piedi, i
miei, a dover tenzonare con siffatti involucri rilucenti di sapori e non
tenni refrenati gli arti. Senza doppie terminazioni e rigiramenti vocabolari
vado a distillare i dispendii del tramontando sole:
filigrammi infinitamente succhilenti
colontelle salsamentate di frescura
superbi rimpinzati sbrufolanti alla vista
Quitanto mi rintrono orora di suddette siffatte leccornielle, per cimentar e
rinfrescar alito e brufolamenti, che schiacciolando voi imperterritamente e
carnagion purpurea e purulentissima ritrovandomi sto. Qualaltro
sollazzamento si ottenuerebbe se non bramando coniugatamente a rosea pelle
di falangi aride? Così e cotal mi trovo, rubizzante in viso elli arti
tutti…forse che il sollazzamento di tabagismi par menamente voracioso?
Vi lasso allo smembramento del cerebro vostro, sì bentornato è una
suggestione di partenopea vostra.
Giovanni Verrasta
7/2000
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15 Febbraio 2006
VERRASTA COGITA
Nel mio vagolare eternante sùcceda che involte io mederrimo cogito:
propinquando a lo dunque mi accòrisi che una amica mia infilzata dai guai
suoi necessava d’aiuto profondo e distressato. Ellessa s’ha capito, ed era
pure sogginta la malapottata ora, che il dilettando discorrere dilà diquà
del cavo non accompagna a piacer toccante; benessi frustate e rodimenti
d’orecchi. Perchè, domand’ella, schiaccolarsi i tesori di alto valore?
Giovanni Verrasta
7/2000
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15 Febbraio 2006
Alla amica mia squisitissima e celeberrima diggiorni addietro dissi che,
forse e se non per sbaglio sarà per abbaglio, o che poteva essere che la
luce obliquamente si posava viscidosamente sul suo candiderrimo viso, ma che
mi pareva che un bel paio di baffoni s’accrescesse impunito e candido sul
suo labio superiore. Sicuramente l’aura pallida del mattino e l’umidità
dell’aire facevano anchesì che si vedesse quel che non era, ma che quomunque
l’impressione che s’addentrava nella mente altrui era quella, e medesima
solo. D’addentro poi mi soggiunse anche vocina insinuante che tacita non
stava, a dire ad ella che persino i sopraccigli s’incespugliassero un non
poco; per non parlarle, che però le parlai, della improvvisata sovrammole
ch’ha messo su in sì poco tempo, che s’assomiglia sempre più ad un maschio
che a dolce donzella. La tapina poi s’ha fatto crescere una tal capigliatura
che a parrucca di geppetto sembra e s’infastidia pure di quel poco di sen
che finalmente ha accumulato, unico vantaggio vanitoso di risultande
mangiate che l’accomuna ancora al sesso gentile. E gentile con me non è più
stata visto che se l’è presa a mala e me l’ha giurata in vita. Non mi parla
pressopiù se non per ricordarmi che zozzone sono e che mi devo fare i fatti
miei. Allora le ho detto che sarà stata la luna piena, che non si
preoccupasse affandi che il trasformamento sarebbe dileguato con luna
decrescente. Orora abbacchiata sta persiccome s’è procurata dolori a efferar
lavori pesanti e nunnaltro fa che dormirci sopra, ma non mi parla. Io che di
donne m’attendo a lungo in sì triste minutando non so che pesci adescare.
Accetto amicandi e nemicandi consigli d’aggiottare a cotesta amica mia
medesima tutta.
Giovanni Verrasta
5/2000
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15 Febbraio 2006
Pregno di letargante fannullezza ripristino i legamenti con vossialtri
energumenti ch’è parecchiotto che sent’alcuno. Nonnè che perciò chè devo io
solingamente comunicandare elli altri auscultare? Sarommi addivinuto un
letargante sfondo di codetto mensile che porgami un sonno perdurante e
facinoroso senz’altri ombre di dubbio. E d’ombre senza dubbi n’ho simulate
assiduamente di frangenti veneziani…ebbene e sì che c’ero anch’io intra
calli e nessun mi avvide ma bevvi essiccome! I smembramenti a pezzetti
possiedo pel tranficare soffocante che m’invade di codesti giorni anche
perchè li aiutanti tutti ch’attendommi per le sante feste s’attardarono non
poco e non s’avvide veramente e per vero neppuruna faccina aiutante. Gnanche
a metà via sto che diggià spunta ancora tretanto lavoro e non si smalta
sennon in mensili interi. Sperante in ripartita di vena serottina v’aungurio
la buona sonnolenza che s’apparve alli lavoranti assiduati e vi lasso con
tristerrima spiacenza.
Giovanni Verrasta
5/2000
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15 Febbraio 2006
DI TEMPO RELAZIONO
In cogitante di pensamenti vitalizi m’acciglio a accreditare che il
trascorrimento relativo di quell’apparato portante le due lancette nonnaltro
è che una suggestione intercorsa tra il suddito qui onnipresente e
l’apparato stesso mederrimo. Le genti e imondi in tutta la globalizzazione
pretensionano cognimento del fatto che quel trapassare del tempo non si
frizioni alcunmodochè. Perdinqui vi assillo e dico che questo sìcchè lo si
può e debiziona fare. Ragion’è che di relatività si menziona e quindi io
relato e affrutto il tempo come piace e piace, che tanto se relativo è che
imporziona agli altri?
Siddetta è la razione per della quale io mi ripropono e allibito m’avvedo
qui con il deretro appollato chè son digià le ore piccole fatte!
Come mia granderrima amica con cognitività di causale denunciò: chi scrive
non tromba!
esprimete le cervici e esiziono per l’una volta un riponso.
in vostro pensamento:
Giovanni Verrasta
2000
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