
eccomi
15 Febbraio 2006 di giogiovaBionda la vacca
15 Febbraio 2006 di giogiovaBionda la vacca
Astuta la Bionda
focosa e feconda
la lonza ha sfrusciato
e il ferro scostato
‘passeggio passeggio
oh, quale dileggio
ch’è l’alba e si tace
mi godo la pace
ma guarda che prato
sì fin ben rasato
ne godo un tantino
di primo mattino’
Sciagura e stupore
d’un botto è dolore
sprofonda, è finita
la vacca è impazzita
ma pronto è il padrone
con far da sbruffone
arriva in soccorso
e…stramazza sul dorso
Di prima mattina
un bagno in piscina?
I prati hai pestato
e l’acqua sporcato!
La vacca stressata
la pozza ha inquinata
l’aiuta un tapino
chiamato vicino
Infin Bionda è viva
e l’altra dormiva.
Il mastro sbiancato
collasso ha evitato!
Giovanni Verrasta
L’ora d’andare a …..
15 Febbraio 2006 di giogiovaL’ORA DI ANDARE A …
Non odo mi fuman gli orecchi
di nari espello veleno
li diti mi cadono secchi
di rabbia borbotta il duodeno
raschiato mi son vecchia morchia
tirati i cerumi stantii
ancor ’sto fetente mi torchia
degli anni ho passato i desii
il vello delli arti ora ho tolto
le croste dai piedi cadute
ma il latte ai ginocchi è ancor molto
chi è di sì fini vedute?
che barba e che strazio son sverso
mi faccio una pennica in viso
ch’ancor scaricando ’sto verso
fra un po’ me ne vò in paradiso
chi è ’sto fottuto impudente
che gode nel farmi incazzare
qui scarico kappa per niente
ma l’ora è d’andare a ……..
Giovanni Verrasta
Hi Fi (confidential)
15 Febbraio 2006 di giogiovaHi Fi (confidential)
Quand’anche sia Marte
la gente che parte
si cuce con arte
di abili sarte…
Giocate le carte
ma un poco in disparte!
Giovanni Verrasta
Un dito nel posto dovuto
15 Febbraio 2006 di giogiovaColì colà, gentaglia il Giovanni qua sta. Pidocchiosi che se non cogita un
pochiretto lui, non cogitate voi, e menanche meno vi propinquate a digitare.
Ma in bando alle digitazioni che il verbo stesso mi fa fremicchiare un
tantinello, in pensierando al mio problematico pensiero. Mi accora
infinitamente il pensiero delle intimissime mie parti che m’avvedo ora
proporzionano gran parte dell’opera omnia mia e non potevvi non parteciparvi
a codesto mio, che buono sono! Potevvi capire i preoccupamenti miei degli
ultimi mesi:
UN DITO NEL POSTO DOVUTO
Non passa martirio pungente
serrato tra chiappe gemelle
un tronco di rovo impudente
fin quando non vede le stelle
due mesi d’orrenda tortura
non sa più che cosa infilare
nel mentre peggiora l’usura
ei piange le lacrime amare
e pure gli ha detto il dottore
ch’è tutto dovuto alla testa
che forse si dà al malumore
che presto poi tutto s’assesta
Ma quella non sta d’altro canto?
Il medico forse ha bevuto
e intanto gli piazza d’incanto
un dito nel posto dovuto
per quanto lui faccia non molla
stremato pel tetro dolore
sul letto gridando poi crolla
urlando da vero tenore!
Giovanni Verrasta
Giovanni e l’adipe
15 Febbraio 2006 di giogiovaGIOVANNI E L’ADIPE
Vò, con l’adipe molle, i pantalon riempiendo
e l’ombra tetra del deretano oscura
i rozzi calcagni ch’andando protendo
nel verde spazio della radura
Pressa la massa sulla stoffa spessa,
veda la stessa distribuirsi almeno
in modo che, per quanto possa,
regalarmi gaia un etto di seno
Ma nulla, niente, zero assoluto
quella si pone ovunque le pare,
s’aggrappa ostinata al fu gluteo ossuto
e rimedio non v’è se non di ………
Giovanni Verrasta
La vena safena
15 Febbraio 2006 di giogiovaLA VENA SAFENA
che pena ch’ho perso la vena!
mi scorgo che dando di lena
l’alterco mi gena.
immondo in sì buia serena
e manco di volgo che spema,
vi pongo un teorema:
se trema la mano che mena
appena m’imbratto di crema
dell’arto non frena.
V’avviso d’ingrati, per cena,
mi tronco la vena.
Safena.
Giovanni Verrasta
Ebbro
15 Febbraio 2006 di giogiovaEBBRO
ebbro cotanto di si tale mistura,
vaga addentro la notte oscura,
oscuro di nettaro che addentro mesce
mi duole lo ventre ch’appoco s’esce;
temo che d’ebbro mi ven la lebbra
se non di febbre che salendo crebba
le membra posse rifugiando ho posto
ei sensi lasso al prelibato mosto
Giovanni Verrasta
D’umore bisboccia
15 Febbraio 2006 di giogiovaD’UMORE BISBOCCIA
Di linfa trafugando
trangugia baldanzosa,
d’ombre tramando
la preda che riposa
e trinca la troia
t’impiastra e ronzando
che tedio, che noia
di te va pranzando
e mentre la bracchi
un’altra s’accroccia
a far nel tuo corpo
d’umore bisboccia
li stremi ti lassa
rigonfi e dolenti
ti raspi e non passa
ma tutte le tenti
desio ch’agognato
par proprio di molti
pel verla in un prato
con gli arti tolti
via, frusta e tortura
con foco a bruciare
finch’essa non giura
‘lassatemi andare!’
Giovanni Verrasta
D’orgoglio mi spoglio
15 Febbraio 2006 di giogiovaD’ORGOGLIO MI SPOGLIO
m’allampa la mente
compreso di doglio,
intriso di sciente
d’orgoglio mi spoglio
e mentre mi baglio
d’un corpo gaudente
m’avvedo d’un maglio
di libbra evidente.
Che cale alla gente
se in alto non piglio?
quel maglio possente
l’ha pure mio figlio!
Al vaglio un bel taglio
del maglio pendente
che struscia sul ciglio
in desto frangente
Giovanni Verrasta